Definiamo per legge le pratiche colturali fuori suolo: idroponica e acquaponica


Alla Camera dei Deputati è stata presentata dal collega Luciano Cillis una proposta di legge (C.1258) che ho sottoscritto e di cui sono relatore che reca una delega al Governo per la disciplina, la valorizzazione e la promozione delle pratiche colturali fuori suolo applicate alle coltivazioni idroponica e acquaponica.
La proposta, come da prassi per il MoVimento 5 Stelle, è stata prima presentata su Rousseau per recepire le osservazioni e suggerimenti dei nostri iscritti e poi depositata in Parlamento.


Ma in cosa consistono le pratiche colturali fuori suolo?
Tecnicamente le piante sono organismi autotrofi in grado di trasformare l'energia radiante del sole in energia chimica attraverso la fotosintesi clorofilliana. Per riuscire ad assicurare tale attività le piante necessitano di acqua e di circa diciassette minerali essenziali. Se questi tre fattori vengono gestiti in maniera controllata in ambienti monitorati (serre), assicurando alle radici l'approvvigionamento ideale dell'acqua e dei nutrienti, si possono raggiungere obiettivi straordinari di produzione su superfici minime e con risparmi idrici e di inquinanti residui notevoli.
La coltivazione dei vegetali in un ambiente controllato permette, infatti, di non utilizzare i fitofarmaci e gli insetticidi necessari nella coltivazione tradizionale, senza andare a inficiare la qualità del prodotto finale e, anzi, aumentando i livelli qualitativi.
La coltivazione e la fertirrigazione in fuori suolo richiedono una maggiore professionalità da parte dei tecnici e degli operatori perché è necessario e fondamentale conoscere e saper gestire i principali parametri da misurare in serra. Il sistema si presenta di notevolissimo interesse poiché consente, attraverso un uso razionale di spazi limitati, l'allevamento di svariate specie ittiche e la produzione di specie vegetali dall'alto valore qualitativo e nutrizionale.

La coltura idroponica è un sistema ancora poco utilizzato, rispetto al quantitativo di suolo utilizzato per le colture protette, ma si pensa che nel breve periodo troverà sempre più spazio nel panorama agricolo in quanto permetterà di risolvere alcune problematiche quali: la necessità di ridurre i costi di produzione, la necessità di migliorare la produzione, l'aumento dell'inquinamento ambientale legato all'agricoltura intensiva e ai vincoli legislativi derivanti da esso, la carenza di risorse quali l'acqua, il lavoro, l'energia e una domanda di cibo sempre più crescente con l'aumento della popolazione mondiale.
Infine, agli aspetti puramente tecnici si somma il forte impatto sociale derivante da questo tipo di colture, che non vanno più a sfruttare indiscriminatamente i terreni sui quali sono collocate, ma anzi sono in grado di ridare valore a luoghi abbandonati o dismessi, proprio grazie alla grande versatilità del tipo di coltivazione, che può essere applicata in terreni inospitali, deserti, aree urbane, tetti dei palazzi e capannoni abbandonati.
La coltivazione idroponica e quella acquaponica sono oggi le più diffuse e considerato il vuoto normativo esistente la presente proposta di legge intende introdurre dei princìpi generali entro i quali dovrà svilupparsi la disciplina di dettaglio.

Entrando nel merito del testo normativo, l'articolo 1, al comma 1, indica l’ambito oggettivo dell’intervento normativo, consistente nel conferimento di una delega al Governo per la disciplina e la promozione delle pratiche colturali fuori suolo applicate alla coltivazione idroponica e acquaponica. Il comma 2 del medesimo articolo reca le definizioni di: pratica colturale fuori suolo, coltivazione idroponica e coltivazione acquaponica.
Ai sensi della lettera a) del comma 2, per pratica colturale fuori suolo si intende la coltura sviluppata in ambiente controllato, basata su supporti di ordine tecnologico alternativi o integrativi rispetto alle tradizionali prassi di coltivazione e di allevamento e che non prevede l'utilizzo del terreno in una o più fasi dello sviluppo della pianta.
Ai sensi della lettera b), per coltivazione idroponica si intende la coltivazione fuori suolo di specie vegetali svolta in un ambiente controllato mediante l'impiego di un substrato inerte e di adeguate sostanze nutritive.
In base alla lettera c), per coltivazione acquaponica si intende infine la coltivazione fuori suolo di specie vegetali realizzata in un ambiente controllato derivante dall'integrazione tra la coltivazione idroponica e l’acquacoltura.

Il comma 3 reca la definizione dei supporti di ordine tecnologico, richiamati dalla definizione di pratica colturale fuori suolo di cui al comma 2, intendendosi per tali: i sistemi automatizzati per il controllo della ventilazione e dell'aerazione funzionali alla creazione dell'habitat più consono allo sviluppo delle piante e i sistemi computerizzati finalizzati alla gestione del ciclo della produzione anche da remoto.
L'articolo 2 conferisce la delega al Governo per l’adozione, entro sei mesi dall’entrata in vigore della presente legge, di uno o più decreti legislativi recanti la disciplina delle pratiche colturali fuori suolo applicate alle coltivazioni idroponica ed acquaponica.

Tra i principi e i criteri direttivi indicati al comma 1, ai quali il Governo dovrà attenersi figurano:

a) la definizione delle tipologie di substrato e di soluzioni nutritive, dei metodi irrigui e delle specie ittiche più adattabili alla coltivazione acquaponica;
b) l’equiparazione del metodo di allevamento acquaponico con quello della produzione agricola con metodo biologico;
c) l’incentivazione delle coltivazioni in esame, anche attraverso il sostegno a progetti sperimentali promossi dal Ministero delle politiche agricole alimentari forestali e del turismo;
d) la promozione delle produzioni ortofrutticole ed ittiche ottenute con metodo di coltivazione idroponica e acquaponica, anche attraverso indicazioni specifiche in etichetta che diano conto del metodo di coltivazione seguito e dei benefici in relazione al mancato utilizzo di fitofarmaci e insetticidi;
e) la previsione di apposite sanzioni in caso di violazione alle prescrizioni contenute nel decreto legislativo, con individuazione dell'Autorità competente all'irrogazione delle stesse;
f) l’individuazione degli adempimenti cui sono tenute le aziende, con riguardo, in particolare, al c.d. “bilancio di massa” necessario a identificare i materiali che connotano il ciclo di produzione in ingresso e in uscita;
g) la previsione di specifiche norme per la conservazione del buono stato dei terreni dove si svolgono le coltivazioni in esame;
h) l’inserimento di una specifica classe merceologica delle attività di coltivazione idroponica e acquaponica per l'attribuzione del codice ATECO.

Il comma 2 disciplina il procedimento di adozione dei decreti legislativi di cui al comma 1, prevedendo che i relativi schemi siano adottati su proposta del Ministro delle politiche agricole alimentari forestali e del turismo, di concerto con il Ministro dello Sviluppo economico, previa intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento o Bolzano e che su di essi sia acquisito il parere delle Commissioni parlamentari competenti per materia e per i profili di carattere finanziario, da rendere entro sessanta giorni dall’assegnazione alle medesime Commissioni.

Il provvedimento è stato incardinato stamane in Commissione Agricoltura alla Camera dei Deputati. Nelle prossime settimane apriremo un cliclo di audizioni per ascoltare i suggerimenti e le osservazioni di enti di ricerca come il CREA, ENEA e alcune università che hanno avviato da tempo progetti sperimentali, inoltre ascolteremo anche il parere della FAO, delle associazioni di categoria, tecnici e professionisti del settore al fine di migliorare il testo.

Vi terrò aggiornati sugli sviluppi.

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