Glifosato: altri 5 anni di veleno


Con il nostro programma nazionale Agricoltura, i pesticidi vengono progressivamente eliminati dai campi e dal piatto perchè questo è quello che accade quando uno Stato serve l'interesse collettivo e non quelli privatistici. Con il voto di oggi, in merito l'autorizzazione del glifosato in Unione Europea per altri cinque anni, vengono svenduti  non solo la salute dei cittadini europei, il Made in Italy di qualità e ogni aspirazione ad un'agricoltura sostenibile ma il principio stesso di precauzione alla base delle norme europee sulla sicurezza alimentare. Tutto questo per assecondare la lobby tedesca dell'agrochimica Bayer-Monsanto, longa manus del voto favorevole della Germania che ha determinato questo nuovo, letale, via libera. Gli Stati nazionali hanno il diritto e il dovere di far prevalere gli interessi dei cittadini su quelli delle multinazionali. Il ministro delle Politiche Agricole, Martina, aveva sbandierato promesse di una svolta sostenibile per l'agricoltura italiana. La Legislatura è finita e nulla di questo è stato fatto.

Il Governo deve estendere il divieto a tutti i preparati a base di glifosato, in cui il principio attivo è cioè abbinato con tutti i cosiddetti coformulanti, e avvii un monitoraggio più stringente sia a livello ambientale, includendo le acque di tutto il territorio nazionale, sia sulla catena alimentare a tutela della salute, estendendo i controlli al prodotto finito; valutando l'effetto cocktail tra pesticidi diversi e il valore nocivo anche dei quantitativi minimi, come previsto nella nostra mozione approvata alla Camera nell'ottobre 2015 e in altri atti parlamentari.
Sono alcune delle nostre principali proposte contro il glifosato, il pesticida della Monsanto più venduto al mondo, e contro l'abuso di pesticidi rilanciate oggi in occasione del voto in Ue, saltato di nuovo per il mancato raggiungimento di una maggioranza, per il rinnovo dell'autorizzazione per altri cinque anni.

Ma qual è lo stato dell'arte in Italia sul monitoraggio dei pesticidi? Attualmente il divieto previsto dal decreto del Ministero delle Politiche Agricole riguarda solo l'abbinamento del glifosato con un coformulante; la normativa prevede Limiti Massimi Residui (LMR) solo per le materie prime utilizzate negli alimenti e i relativi controlli sono condotti per campionamento, non considerano l'effetto cocktail tra i residui di fitosanitari diversi, cosiddetto multiresiduo né il possibile effetto nocivo anche di bassi quantitativi, come rilevato di recente dall'Istituto Ramazzini. Inoltre, a livello ambientale, in Italia la presenza del glifosato e di altri pesticidi viene monitorata nelle acque solo di alcune regioni.

Per non parlare del conflitto d'interessi sollevato da inchieste giornalistiche come la 'Monsanto papers'. Davanti ad un simile quadro è evidente il livello di esposizione legato a diversi fattori che, in virtù del principio di precauzione alla base della normativa Ue, andrebbero contrastati da apposite misure preventive riconsiderando i parametri della normativa attuale, la macchina dei controlli e il sistema autorizzativo affinché i dati per la valutazione del rischio siano forniti da un organismo super partes, imparziale, e non dalle stesse ditte che vendono le sostanze da autorizzare, come accade attualmente.

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